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Cibo e patrimonio culturale: pratiche, memorie, identità tra Italia, Argentina e Brasile

Il corso di alta formazione “Cibo e patrimonio culturale: pratiche, memorie, identità tra Italia, Argentina e Brasile” è stato Ideato da Antonella Campanini e Chiara Scardozzi (Dipartimento di Storia Culture Civiltà, Centro di Storia e Culture dell’Alimentazione), con Luisa Bavieri, Ana Beaven e Lucia Livatino (Centro Linguistico di Ateneo), e ha unito antropologia culturale e intercomprensione tra lingue romanze (italiano, spagnolo e portoghese). Hanno condotto la formazione Luisa Bavieri, Ana Beaven e Chiara Scardozzi (Università di Bologna), Gloria Sammartino (Universidad de Buenos Aires) e Anelise Rizzolo (Universidad de Brasilia). Il progetto si è proposto di approfondire, attraverso un approccio formativo internazionale e interdisciplinare, il ruolo del cibo come veicolo di memoria, identità e scambio culturale tra Europa e America Latina. Le lingue, le pratiche alimentari e le tradizioni orali sono diventate strumenti per esplorare l’intreccio tra saperi locali, migrazioni, eredità coloniali e dimensioni rituali. Il corso di alta formazione ha previsto un percorso articolato in due settimane, con attività online e in presenza, coinvolgendo docenti e studenti provenienti da diversi paesi e contesti linguistici. Il corso si è aperto con una fase introduttiva di 15 ore online, dedicata all’intercomprensione tra lingue romanze (italiano, spagnolo e portoghese): 10 ore con le insegnanti e 5 ore in autoapprendimento guidato. Ogni giorno, per la durata di 2 ore, i partecipanti sono stati guidati nello sviluppo di strategie per leggere e comprendere testi in lingua straniera, potenziando la loro capacità di comprensione scritta e orale e lavorando sull’interproduzione linguistica in contesto multilingue. A questo è seguita 1 ora di esercitazione autonoma a coppie o a piccoli gruppi plurilingui, secondo i principi del tandem linguistico. Il percorso è proseguito con una settimana intensiva in presenza a Buenos Aires, per un totale di 25 ore di formazione. Le mattine sono state dedicate all’Antropologia dell’alimentazione, con lezioni teoriche e casi di studio etnografici sui saperi alimentari locali, le pratiche rituali, la memoria, le migrazioni e l’impatto delle eredità coloniali. I pomeriggi sono stati riservati a laboratori di intercomprensione e interproduzione multilingue. La settimana si è conclusa con la presentazione finale dei progetti collaborativi realizzati dai partecipanti, in una modalità plurilingue e partecipativa.